Ho conosciuto la donna dei miei sogni, ma il destino ha deciso che non era il momento

Quante volte nella vita vi siete fermati a pensare, a riflettere attentamente e desiderare una persona perfetta per voi? Quanto avete sofferto nel momento in cui avete trovato una persona che vi rendeva felici ma che, dopo un po’ di tempo, si rivelava l’opposto di ciò che voi cercavate davvero? Quante volte nella vostra vita vi siete arresi pensando che la persona che sognate non esiste o che non la troverete mai?

A me è capitato tante volte, troppe.
Posso dire di aver avuto una vita amorosa difficile, costellata di persone false, bugiarde o troppo diverse da me. Ho vissuto periodi di depressione e sofferto a lungo dopo la scoperta di bugie, tradimenti e falsità.
Arrivato ad un certo punto, mi sono fermato, ho iniziato a pensare a me stesso e ho trovato il mio equilibrio. Finché non conobbi una ragazza: era molto carina, simpatica, socievole e divertente. Con lei condivisi buoni momenti, mi scrisse lettere, dimostrò il suo interesse verso di me, ma…dopo tre mesi mi accorsi che non riuscivo a provare nulla per lei, e la cosa mi faceva male. Speravo di essere riuscito a ritrovare me stesso e, di conseguenza, anche la forza di amare, ma purtroppo mi sbagliavo. A malincuore la lasciai andare, non era la persona giusta, soprattutto in quel momento. L’infatuazione era inesistente, e quei piccoli difetti che normalmente sopporteresti volentieri nella ragazza che ami, in lei erano mostri difficili da sconfiggere per me.
Improvvisamente mi sono ritrovato di nuovo triste, arreso, solo. Il malessere non era comunque così eccessivo: uscivo con amici, mi divertivo e allo stesso tempo riuscivo a stare da solo con me stesso. Tuttavia, ciò che mi faceva male era il fatto che non ero riuscito a sconfiggere quel terribile demone dentro di me, quello che non ti fa credere nell’amore, quello che ti fa pensare che la ragazza perfetta non esista, quello che non fa nascere tante coppie.
Tutto questo succedeva a fine 2014, subito dopo il mio rientro da un viaggio negli USA, viaggio che mi ha cambiato e che mi ha permesso di realizzare il mio secondo cortometraggio di Time Lapse, Moving States: Venture Into The Wilds, tutt’ora fonte di soddisfazioni.
All’epoca avevo appena iniziato a lavorare presso un rivenditore Apple ed ero felice. Si trattava di un lavoro che avevo sempre sognato e che mi avrebbe permesso di fare carriera come desideravo. Avevo tutto ciò volevo: amici, famiglia, un bel lavoro, un buon bagaglio di esperienza alle spalle. Tutto tranne l’amore, da sempre un mio grande dispiacere.

Era una sera di fine gennaio del 2015. Ero stato invitato ad una cena tra amici da A., mio caro amico da tempo, ma non avevo nessuna voglia di andarci: ero stanco, uscito tardi da lavoro e volevo riposarmi. Tornato a casa decisi di buttarmi subito in doccia e, una volta uscito, avrei scritto ad A. di scusarmi perché sarei stato a casa. Di preciso non so cosa sia successo, ma, mentre ero sotto alla doccia, fu come se qualcuno mi stesse dicendo “vai, non stare a casa, vai.”. Così decisi di andare.
Quando arrivai, la cena era ormai finita, ma i ragazzi mi accolsero volentieri. Ritrovai vari amici con cui avevo passato il capodanno, pochi giorni prima. Ciò che però fin da subito colpì la mia attenzione fu una ragazza in particolare. Non l’avevo mai vista prima. Mi passò una fetta di pizza dicendomi “piacere, G.!”. Mi bloccai, andai completamente in crash. Feci fatica a risponderle ma alla fine riuscii: “piacere, Ricky”. Non avevo mai visto una ragazza così bella, posata, unica, diversa. Aveva gli occhi sorridenti, non era molto alta (anzi, direi per niente rispetto a me) e aveva una ciocca arancione che si metteva in bella mostra in mezzo ai capelli castani. Passai la serata a ridere e scherzare con tutti, ma un pensiero fisso continuava a girarmi in testa: avevo deciso, lei doveva diventare la mia ragazza.
Il giorno dopo le chiesi l’amicizia su Facebook, lei non accettò. In futuro scoprii che quella sera lei era con un nostro amico, D., il quale le disse “accettalo, è Ricky, il ragazzo che c’era ieri sera alla cena da A., è simpatico!” e lei rispose “No, non mi interessa, tanto chi lo rivedrà più?”. Lo stesso A. qualche giorno dopo creò un gruppo su Telegram in cui inserì tutti i presenti alla cena; la finalità era quella di scambiarsi immagini divertenti tutti assieme. Un giorno G. inviò una foto di lei con il suo cane Rufus a passeggio in un posto bellissimo, così decisi di scriverle in privato per chiederle informazioni a riguardo. Messaggiando e dicendole che sono un fotografo che adora la natura, lei non esitò a rispondermi “se vuoi ti ci porto in quel posto, facciamo una passeggiata”. Accettai senza pensarci due volte.

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Dopo qualche giorno passai a casa sua a prenderla e mi portò in quello splendido posto vicino a Comabbio. Il panorama era meraviglioso, l’aria fresca, i colori invernali stupendi. Le chiesi subito di perdonarmi se, nel corso della passeggiata, fossi diventato pesante: amando natura e fotografia, ci vuole poco a farmi fermare in ogni punto per cercare lo scatto perfetto. Per lei non c’erano problemi, così iniziammo a passeggiare e chiaccherare, tanto che scoprimmo che il tempo passava senza che ce ne accorgessimo. Fu in quello splendido posto che, passeggiando, ci fermammo nello stesso momento a guardare nella stessa direzione mentre ci godevamo un soffio di vento che ci accarezzava il volto. Lì capimmo che avevamo più di qualcosa in comune, era un segno forte e lei iniziava a piacermi sempre di più. Il sole calava, la luna iniziava a farsi sempre più viva anche se sembravano passati soltanto 20 minuti dall’inizio della passeggiata. Quella sera mi ero promesso di gustare a casa la nuova puntata di The Walking Dead, serie tv che stavo seguendo con grande interesse. Mi ero promesso che niente e nessuno mi avrebbe impedito di gustare quella puntata, eppure….

Senti ma…hai da fare stasera, G.? Ti va un aperitivo insieme?
Perché no, volentieri!

Dato che era lunedì ed era tutto chiuso, ci ritrovammo al Roadhouse a mangiare un panino, nel pieno di quelle fasi ancora da imbarazzo, da incertezza, da conoscimento. Fu una giornata e serata fantastica, soprattutto nella parte finale: la riportai a casa senza provare a baciarla, so che lei apprezzò molto. Volevo rivederla, così le chiesi di portarmi a passeggiare in altri posti meravigliosi, e così fu. G. era molto triste in quel periodo per problemi personali, ma io non volevo arrendermi, non volevo lasciarla andare. È quando inizi a desiderare davvero qualcosa che fai di tutto per ottenerla.
Qualche sera dopo ci incontrammp per un’uscita “a modo nostro”: una Tennent’s bevuta in macchina mentre guardavamo le stelle. Era tutto perfetto: i nostri discorsi, i nostri sguardi, l’aria fresca che entrava dal finestrino. Passata la mezzanotte era il suo compleanno, il 26 febbraio.
Fu quella la scusa che sfruttai per baciarla: “vorrei farti gli auguri a modo mio”. Certo, forse banale, ma funzionò. Scattò un lungo ed emozionante bacio e improvvisamente iniziai a sentire qualcosa dentro di me: era tutto diverso, ero cambiato, guarito. Mi stavo innamorando.
Eppure volevo comportarmi un po’ da “stronzo”, come erroneamente piace alle donne, tanto che quasi non accettai il suo invito ad andare alla festa di compleanno. Volevo farmi desiderare, sapevo benissimo che ci sarei andato, ma ero interessato a vedere la sua reazione.
Il sabato successivo mi presentai alla sua festa: fu bellissimo. Conobbi i suoi amici e compagni di università e passai una piacevole serata. Fu tutto perfetto, e, dai gesti che lei mi dimostrò durante quella sera, capii che si stava lentamente innamorando di me. Ero al settimo cielo. Sapevo che tutto stava andando per il verso giusto, anche se G. non esitava a scoraggiarmi quando ne aveva l’occasione: era spaventata da una possibile relazione, esattamente come lo ero io prima di conoscerla. Nonostante questo, volevo che diventasse la mia ragazza, quindi non davo segni di cedimento. Non sapevo ancora se fosse la donna dei miei sogni fino in fondo, la conoscevo da poco, però c’era qualcosa dentro di me che mi rendeva estremamente positivo.

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G. in quel momento stava studiando per laurearsi in biotecnologia e, a malincuore per me ma con tanta felicità per lei, dopo qualche giorno dovette partire per Venezia: sarebbe stata via un mese per fare ricerche e campionamenti di batteri nei canali veneziani. Una grandissima esperienza per lei che mi rendeva orgoglioso della sua conoscenza scientifica. Io sentivo già che lentamente (o forse troppo velocemente) mi stavo innamorando e, ragionando da egoista, non volevo che lei si allontanasse. Invece mi sbagliavo: la distanza, anche se può non sembrare, aiuta a fortificare il rapporto. La distanza aiuta davvero a farvi capire se quella è la persona giusta per voi, se la desiderate, se vi manca.
La salutai con una lacrimuccia la sera prima della sua partenza. Ero triste perché, sebbene in quel momento avevo un lavoro che mi piaceva, allo stesso tempo, non avevo ferie e lavoravo anche al sabato; questo rendeva tutto più difficile per un’ipotetica gita a Venezia. Lei partì, contenta per la sua avventura e forse un po’ triste per me e per il fatto che entrambi non ci saremmo rivisti per un mese, però eravamo ottimisti. Un mese, in fondo, passa in fretta. Da quando partì iniziammo a sentirci al telefono ogni giorno, ci raccontavamo tutto, qualsiasi cosa. Per un’ora al giorno ero suo e lei era mia. Io ero curiosissimo della sua giornata, non vedevo l’ora di sapere cos’aveva da raccontarmi e, allo stesso modo, lei era curiosa di tutto ciò che succedeva a me. G. iniziava a piacermi davvero tanto, iniziavo a sognarla di notte, iniziavo ad essere in ansia perché volevo rivederla, mi mancava. Più passavano i giorni più capivo che quella ragazza iniziava ad insediarsi dentro di me ad una velocità incredibile.

Tempo fa una persona molto saggia mi disse “ragazzo, non andare mai a Venezia da solo, con amici o con la persona sbagliata. Venezia è un posto magico, devi andarci con la persona che ami davvero per fare in modo che sia tutto splendido”. Quella frase l’ho sempre portata con me, ne ho fatto tesoro, infatti non ero mai stato a Venezia anche se ero molto curioso. Quale occasione migliore?
Nessuna persona in vita è stata in grado di farmi sentire così carico, così voglioso di fare e con così tanta inventiva. Nessuna.
Non avendo ferie, diventava difficile per me organizzare un weekend fuori porta, ma avevo un vantaggio importante: in quel periodo il negozio era chiuso domenica e lunedì, quindi, con un po’ di organizzazione, avrei potuto farcela. La mia testa partì e, senza pensarci due volte, presi un biglietto del treno in direzione Venezia S.Lucia. Era il 16 marzo 2015 quando acquistai i biglietti, sarei partito il 22 e rientrato il giorno successivo. Ora mancava un ingrediente importante: l’effetto sorpresa. Non mi andava assolutamente di scriverle “ehi, sto venendo a Venezia a trovarti”, doveva essere una sorpresa, qualcosa di unico, qualcosa che le avrebbe fatto capire i miei sentimenti per lei. Come potevo fare? Ero confuso. Non potevo semplicemente spuntare a Venezia e cercala, Venezia non è Cardano al Campo, paese talmente piccolo che si gira anche con lo sguardo.
In testa mi si accese una lampadina: S..
S. era una sua compagna di università a cui era molto legata, l’avevo conosciuta qualche giorno prima al compleanno di G. e da subito mi aveva preso in simpatia. Non avevo nessun tipo di contatto con S., non eravamo nemmeno amici su Facebook, ma decisi comunque di provare a scriverle tramite il social network.
Ciao S., ho bisogno di un grande favore: devo fare una sorpresa a G., mi serve il tuo aiuto”. Quello fu l’inizio della magia, tutto sembrava incredibile e, in qualche modo, già scritto nel destino.
S. accettò la mia richiesta e disse a G. che sarebbe andata a trovarla da sola, partendo domenica e tornando lunedì causa “sessioni di studio da affrontare”. G. abboccò e iniziò ad essere felicissima con me comunicandomi per l’appunto la visita dell’amica. Mi sentivo un po’ stronzo ma ridevo sotto ai baffi. Era l’inizio di qualcosa di epico, qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.
Iniziai a non dormire la notte, ero euforico, nessuno riusciva a farmi pensare ad altro. Guardavo i clienti con gli occhi a cuoricino e mi sentivo come una teenager in una serie tv americana. Non provavo quella sensazione da una vita, anzi, forse non l’avevo mai provata. Era tutto nuovo, e mi piaceva tantissimo.
Partii alla volta di Venezia, consumato dall’ansia di vederla. In treno conobbi una simpatica signora con cui parlai per quasi tutto il tempo e a cui s’illuminarono gli occhi quando le raccontai il motivo della mia gita verso Venezia.

Devi essere proprio innamorato
Si, devo andare a dimostrarglielo nel modo più spettacolare. Sono pazzo di lei”.

Il problema in quel momento era che S. non rispondeva: le avevo chiesto di comunicare a G. della sua partenza ma niente, non faceva accesso a Facebook Messenger da ore, che stesse ancora dormendo? Assolutamente si.
Ero praticamente quasi arrivato a Venezia quando una vibrazione interruppe la visione del panorama esterno: “Scusami Ricky, ho fatto tardi stanotte, ora le scrivo e la avviso”. Per un pelo, ero salvo.
Chi è andato a Venezia in treno sa che ad un certo punto si passa praticamente sull’acqua: le rotaie poggiano delicatamente sulla superficie e dal finestrino sembra di essere a bordo di una nave, una visione meravigliosa. È stato in quel momento che i battiti del mio cuore aumentarono a dismisura, era arrivato il momento di vederla. Stavo arrivando a Venezia e l’ansia mi consumava, sudavo freddo, mi batteva forte il cuore. Credetemi ragazzi, nessun esame di stato potrà farvi sentire così tesi come quando state andando verso la persona di cui siete innamorati ed è una sorpresa organizzata al volo nei giorni precedenti.
Il treno si fermò, mi lanciai fuori dalla porta e decisi che il metodo migliore era confondermi tra la gente e fingermi più basso, così non mi avrebbe visto subito.
Da lontano scorsi il suo viso meraviglioso, era vicino ad una colonna verso la fine del binario. Il cuore batteva fortissimo, sentivo di non avere fiato per parlare, non sapevo cosa dire, ma, in pochi secondi, mi ritrovai davanti a lei.
Lei mi fissò, l’espressione era esattamente quella di una persona che vede un fantasma. Poi mi diede un pugno sul braccio.
Sei matto a farmi prendere un infarto del genere?”.
Fu contentissima, ci mise ore a riprendersi da quel bellissimo shock, nessuno aveva mai fatto qualcosa del genere per lei, ed io, a mia volta, non avevo mai fatto qualcosa del genere per nessuno.
Ci godemmo Venezia, fu tutto unico: le chiacchierate, le cene e i pranzi, le gite e le corse tra la folla per divertimento. Furono due giorni splendidi che certamente non dimenticherò mai.

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Finalmente giunse il momento del suo ritorno da Venezia ed io sapevo ovviamente data e orario: sarebbe arrivata a Milano Centrale attorno alle 14, proprio durante la mia pausa pranzo. Prima di tornare mi disse che avrebbe voluto organizzare qualcosa con i vari amici e bere insieme a loro la sera del suo ritorno, io ero pronto a rovinare tutto (momentaneamente).
La mia pausa pranzo sarebbe iniziata alle 13 e finita alle 15:30. Da Busto Arsizio, luogo in cui lavoravo, a Milano Centrale ci sono circa 30 minuti di strada. Da Milano a Somma circa 50. Inutile dire che non ci pensai due volte: decisi di andare da lei a prenderla, non stavo più nella pelle.
Lo scenario fu  lo stesso vissuto a Venezia: confusione tra le persone basse, io che mi ritrovo davanti a lei, lei che vede un fantasma, un pugno che incontra il mio braccio. Era splendida, bellissima, felice. Mi saltò addosso, mi abbracciò, mi baciò. L’avevo stupita un’altra volta.
In macchina parlammo tantissimo mentre la riportavo a casa, mi disse che ero completamente folle, ed effettivamente era vero: non avevo mangiato ed ero corso da lei solo per vederla, ma non mi importava, volevo farlo, mi piaceva. Sono questi i momenti che ti fanno capire che faresti di tutto per quella persona. Non c’è una vera spiegazione a tutto questo, capisci semplicemente che hai trovato una persona unica e non vuoi fartela scappare. Ci sono persone che purtroppo non provano queste emozioni facilmente, mi sono sentito privilegiato.
Il piano non era finito: nel pomeriggio iniziarono ad arrivarle vari messaggi dai suoi amici dicendo che non ci sarebbero stati durante la serata causa impegni di forza maggiore (chissà chi è stato a dire loro di farlo).
La sera la andai a prendere, e mentre lei mi confessò di essere un po’ triste in quanto nessuno dei suoi amici sarebbe stato presente, io trovai una scusa e la portai per una rapida deviazione alla Diga del Panperduto, luogo in cui ci innamorammo.

Perché siamo qui?
Ricordi quella zona che era in costruzione quando sei partita? Hanno finito i lavori, devo farti vedere questa cosa fantastica che hanno fatto”.

E fu lì che, girato l’angolo, tutti i suoi amici, compresa Serena da Milano, spuntarono gridando “sorpresa!” e mostrando uno striscione con scritto “Bentornata, Ti vogliamo bene” (striscione che avevamo preparato a casa mia nei giorni precedenti).
G. era positivamente allibita, io anche. Ero riuscito in così poco tempo a fare così tanti gesti carini per una ragazza, non era mai successo in vita mia, e per lei era lo stesso.

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Il meglio doveva ancora arrivare, ma stavo organizzando tutto piano piano, in gran segreto.
Combattei con il mio capo per riuscire a farmi dare le ferie il 25 aprile successivo, volevo andare in montagna per il weekend, in un posto meraviglioso. Il luogo scelto era Saint Barthèlemy, in Valle D’Aosta, un luogo in cui è possibile osservare migliaia di stelle grazie all’altezza rispetto al livello del mare (1600 metri) e avere un inquinamento luminoso limitato data la presenza dell’osservatorio. Riuscimmo a partire, ero al settimo cielo. Avevo già in mente il copione per quei due giorni e non tardò a realizzarsi.
La sera, mentre gli amici ci aspettavano per cenare, noi stavamo per uscire quando, colpito da una delle mie pazzie, le presi la mano, mi inginocchiai davanti a lei e vidi il suo sguardo mutare in maniera preoccupante.

G.…vuoi diventare la mia ragazza?
Mi hai fatto venire un colpo…si! Si! Lo voglio!”.

la-ragazza-dei-miei-sogni-ricky-delli-paoli-giuliana-amore-articolo-blog-10Scoppiai in lacrime di gioia, iniziai a baciarla, ero la persona più felice del mondo. Festeggiammo assieme ai nostri amici poco dopo e, sotto quel cielo, ci dichiarammo amore, amore sincero, sofferto, cercato, atteso. Era fatta, ero felice, eravamo unici. Io volevo stare lì con lei e in nessun altro posto. Non pensavo a niente se non a guardarla. Non è necessario guardare troppo lontano a volte. È questa la felicità, era lei. Semplicemente lei, seduta accanto a me.
Le giornate proseguivano velocemente, amavamo parlare in ogni momento di tutto: ogni minimo problema veniva affrontato, discusso ed eliminato. Eravamo partner inimitabili, una coppia che rendeva le altre gelose, quel tipo di persone che riuscivano a portare gioia ed allegria in ogni luogo, divertirsi e fare amicizia con sconosciuti, trasformare la monotonia in festa. Insieme eravamo una forza incredibile e incontrastabile. Avevamo inoltre creato un nostro linguaggio, frasi che solo io e lei potevamo capire. Potevamo parlare tranquillamente in pubblico di discorsi privati senza destar nessun tipo di sospetto, era fantastico. Passavamo le nostre nottate in macchina a parlare, a fissarci, ad ascoltare il silenzio, ad osservare il cielo. Ci bastava anche solo goderci ogni singolo attimo insieme. Eravamo folli, pazzi e soprattutto ci sentivamo giovani. Rientravo a casa alle 6 del mattino per essere in ufficio alle 9, soffrivo per tutto il giorno il sonno e la sera non vedevo l’ora di rifarlo ancora.

Non pensavo a niente se non a guardarla. Non è necessario guardare troppo lontano a volte. È questa la felicità, era lei. Semplicemente lei, seduta accanto a me.

Tutto era perfetto, così tanto che dopo qualche mese iniziammo a sognare una casa insieme: creammo una lista condivisa su Wunderlist (colpa del mio essere un po’ nerd), un’applicazione fatta apposta per segnare i propri impegni e le cose da fare. Insieme iniziammo a compilare questa lista con tutti gli oggetti che volevamo in casa nostra. Tutto era perfetto e come avevo sempre sognato.
Più passava il tempo e più mi accorgevo di quanto lei fosse la donna che avevo sempre sognato: era bellissima, solare, sorridente, socievole, sincera, felice, decisa, intelligente e pronta a fare tutto per me, come io per lei. Lei non amava particolarmente il fatto che io fumassi, però lo sopportava, a tal punto da creare con le sue mani un posacenere portatile al fine di limitare l’inquinamento. Di norma io già non sopportavo buttare le sigarette a terra, ma spesso purtroppo non c’erano cestini con me e quindi riutilizzavo il pacchetto di sigarette stesso. Sul posacenere portatile scrisse “cambiamo il mondo…insieme”. Era il nostro motto, “cambiamo il mondo”, perché insieme eravamo forti, insieme vincevamo contro tutti, insieme riuscivamo a fare la differenza (e la differenziata).
I mesi passarono, le gite aumentarono, le serate in compagnia miglioravano sempre di più.
Dicembre fu un altro mese di pazzie: avevamo trovato una buona offerta per andare ad Amsterdam insieme e non ci pensammo due volte. Partimmo e passammo dei giorni unici immersi in una città strepitosa a divertirci, correre in giro e mangiare spaghettini cinesi buonissimi in posti estremamente sporchi e malfamati. Più andavamo avanti, più capivamo di essere incredibilmente uguali sulla maggior parte delle cose e diversi al punto giusto su altre al fine di completarci.

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Natale 2015 fu l’ennesima consacrazione del nostro amore: lei mi regalò una cornice fatta a mano con delle nostre foto e un sacco di scritte varie di nostre citazioni personali, oltre a dei bellissimi disegni fatti da lei. Quel regalo mi riempii il cuore. Erano anni che ricevevo soltanto doni materiali che, nella maggior parte dei casi, non mi interessavano o non mi davano emozioni. Quel regalo era qualcosa che i soldi non potevano comprare, era ciò che desideravo da una vita. Nessuna ragazza mi aveva mai fatto un pensiero così bello per Natale, era tutto incredibile.
Eravamo interessati agli stessi eventi, ci piacevano le stesse cose, la nostra affinità superava tutto, tanto che spesso non ci era necessario parlare per capirci. Potevo contare su di lei per ogni difficoltà o consiglio e viceversa, potevamo fare qualsiasi pazzia, bastava essere insieme.
Potevo sapere con certezza ciò che non le piaceva, prepararle al mattino la colazione come voleva lei, farla sentire unica. Aveva un’interessante teoria sui cucchiaini: pare che ce ne sia uno in particolare adatto per il caffè, con un tipo di superficie curva al punto giusto. Fino a quel momento non mi ero mai posto il problema in vita mia, semplicemente prendevo il primo cucchiaino che mi capitava tra le mani, ma lei mi spiegò le motivazioni della scelta e io capii. Mi faceva piacere renderla felice e sorridente, pertanto imparai a scegliere il cucchiaino giusto, a mescolare il caffè nella Moka, a scaldare il latte senza farlo bollire. Esattamente come lei badava molto a ciò che piaceva a me, io badavo molto a ciò che piaceva a lei. Insieme ci completavamo, eravamo come il Tetris: forme perfette che si incastravano nel modo giusto. Ciò che nel cibo non piaceva a me piaceva a lei, e viceversa. A cena potevamo sentirci liberi di non avanzare nessun tipo di cibo nel piatto, cosa che odiavamo.

Eravamo interessati agli stessi eventi, ci piacevano le stesse cose, la nostra affinità superava tutto, tanto che spesso non ci era necessario parlare per capirci. Potevo contare su di lei per ogni difficoltà o consiglio e viceversa, potevamo fare qualsiasi pazzia, bastava essere insieme.

Il tempo passava e io mi sentivo incredibilmente felice, le dimostrazioni da parte sua erano tantissime, come le mie. Eravamo il tipo di coppia che il mondo invidiava.

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Ogni mio problema si trasformava in una soluzione da parte sua, ogni sua angoscia svaniva con le giuste parole da parte mia. Fui orgoglioso di aiutarla a superare la fatica degli studi e altrettanto orgoglioso di vederla laurearsi con 110 e lode. Mi sentivo felice quasi come se fosse mia figlia e io il padre in lacrime a dire “brava, brava!”. Non era amore, era adorazione pura, eravamo andati oltre. Il sentimento che ci legava era troppo forte, tanto che non riuscivamo nemmeno a litigare pur impegnandoci. Ogni piccolo sentore di discussione svaniva nel nulla in pochi secondi, perché noi parlavamo di ogni cosa, risolvevamo tutto subito, ci fidavamo. Per quanto io sia una persona forte ed ottimista, capita che si attraversino dei momenti di cedimento e insicurezza, come tutti. È capitato per il lavoro nel momento in cui decisi di aprire un’azienda mia, è capitato con alcuni eventi e situazioni che mi rendevano teso, ma ogni volta bastava anche soltanto un sorriso da parte sua per farmi capire che lei era lì con me, al mio fianco, a lottare. Tutto passava improvvisamente, tutto sapeva già di famiglia. Quella famiglia che ho sempre sognato, quella famiglia che solo le pubblicità del Mulino Bianco mettono in mostra ormai.

Non era amore, era adorazione pura, eravamo andati oltre. Il sentimento che ci legava era troppo forte, tanto che non riuscivamo nemmeno a litigare pur impegnandoci.

Eravamo folli, vogliosi di vivere, intraprendenti, irriverenti, spiritosi, felici, incredibili. Ogni persona che entrava a contatto con noi non poteva fare a meno di notare quanto fossimo felici e unici. Potrei giurare di aver addirittura visto invidia sul volto di moltissime persone, perché al giorno d’oggi la maggior parte dei rapporti e delle relazioni si fondano sulla menzogna, sull’insicurezza e sulla mancanza di dialogo. Ecco perché il nostro rapporto era perfetto. Facevamo tutto ciò che ci passava per la testa (sempre nel rispetto della natura e dei nostri principi). Per scherzo, lei disse alla sua cara amica A., che in quel momento viveva in Scozia, “mi piacerebbe venire a trovarti”. Detto fatto: trovai il volo, organizzammo l’itinerario e partimmo. Fu una vacanza straordinaria in un posto splendido, frutto, ancora una volta, di un’idea folle.

L’energia che quella ragazza riusciva a darmi è tuttora indescrivibile.
Ad agosto partimmo per le ferie al termine di un periodo stressante per entrambi: io avevo problemi lavorativi, lei cercava lavoro nel suo settore, la biotecnologia, senza risultati. Avevamo bisogno di staccare, ma la vacanza, anziché farci bene, ha in qualche modo complicato il nostro rapporto.

La nostra relazione terminò a fine agosto, poco dopo il rientro dalle vacanze. Ci separammo in una triste domenica, ma, anche in quell’occasione, il destino decise che non poteva finire così.
Me ne andai da quel parco di Somma Lombardo disperato, triste, girai per mezz’ora in macchina. Proprio quando decisi di andare a casa, una voce dentro di me mi suggerì di andare da lei, aveva bisogno di un abbraccio e mi stava aspettando in fondo alla stradina di casa sua. Quali amenità pensai, è soltanto un tentativo del mio cervello per convincermi di qualcosa che non succederà. Eppure, passare a verificare non mi sarebbe costato nulla, al massimo sarei tornato a casa.
Ma lei era lì, mi stava davvero aspettando, esattamente come avevo immaginato. Scesi, le diedi un abbraccio e successe qualcosa di incredibile: mentre osservavamo il cielo, un soffio di vento ci accarezzò il volto e vedemmo una stella cadente. Erano i simboli della nostra storia d’amore, quelli che ci avevano uniti. Era incredibile.
Me ne andai a casa, sconsolato e depresso.

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Nei giorni a seguire capii che dovevo reagire: ascoltando “La ballata dell’amore cieco”, una vecchia e bellissima canzone di Fabrizio De André, cantautore che entrambi apprezziamo, decisi di scriverle una poesia e provare il tutto per tutto. Volevo dedicarle parole sincere in rima, incontrarla e farle capire che non poteva finire così. Volevo amarla, volevo che fosse l’unica donna per me, volevo farle capire che “l’ultima mia prova sarà la morte”, parafrasando il cantautore.
La domenica successiva ci incontrammo, parlammo, le lessi la poesia e scoppiammo entrambi in lacrime.
Quella sera tornai a casa da vincitore: lei era tornata, volevamo riprovarci, ebbi conferma che l’amore esiste. Ancora non so spiegare la gioia che provai in quel giorno.
Settembre fu un mese felice, anche se solo in apparenza. Adoravo aspettarla a casa mentre usciva dalla gelateria, posto in cui lavorò per tutta l’estate. Amavo preparare la pappa al suo cane, badare ai gatti, cucinare per lei.

Oggi però mi ritrovo nuovamente lontano da G., la nostra relazione è finita. Da parte sua non c’era più la scintilla tale da riuscire a dimostrarmi ciò che voleva, a darmi ciò che secondo lei merito. Inutile descrivere il mio stato d’animo ora, ma ho avuto modo di parlare con lei, chiarirmi e capire quanto sia una persona incredibile.

Questo articolo è dedicato a lei, alle sue parole, al nostro rapporto, alla nostra follia che non morirà mai. Abbiamo vissuto qualcosa di incredibile, una relazione unica, un amore fantastico, una gioia infinita. Ma non è questo il momento di andare avanti. Per qualche strano scherzo del destino, da parte sua manca qualcosa, quella grinta e quella voglia di fare. Tutto è cambiato e io non posso fargliene una colpa. Per la prima volta in vita mia mi trovo di fronte ad una ragazza incredibilmente matura che riesce comunque a farmi sorridere nella sofferenza e che ha preso questa dura decisione proprio perché mi vuole bene, ma adesso ha bisogno di concentrarsi su di lei. Dopo tutto questo metto in dubbio il mio amore passato, domandandomi se si trattasse davvero di amore sincero o se questa è stata la prima volta nella mia vita in cui mi sono davvero innamorato di una persona. Perché in fondo l’amore è proprio così: folle, felice, ansioso, estenuante, incredibile, misterioso, sofferente. L’amore ti carica, di dà energia, ti riempie, ti fa sentire completo e invincibile.

Alla donna che ha reso l’impossibile possibile, alla donna che mi ha fatto sognare, ridere, scherzare, emozionare, piangere, insegnato a cucinare, a pulire, alla donna che rimarrà per sempre nel mio cuore, alla donna che mi ha fatto capire cosa significhi essere felici, io dico grazie. Grazie per tutto quello che hai fatto per me, grazie per ogni singolo gesto, grazie per tutto quello che mi hai insegnato, grazie per avermi fatto diventare ciò che sono.

Attualmente per me è molto difficile trovare una ragione a tutto questo, è difficile staccarmi da una persona così straordinaria, ma la nostra relazione è così: non ci siamo limitati ad amarci, non ci siamo limitati ad essere una coppia felice, abbiamo instaurato un legame che non si potrà sciogliere in alcun modo e che rimarrà un bel ricordo per tutta la nostra vita. Noi siamo andati oltre l’amore.

Non ci siamo limitati ad amarci, non ci siamo limitati ad essere una coppia felice, abbiamo instaurato un legame che non si potrà sciogliere in alcun modo e che rimarrà un bel ricordo per tutta la nostra vita. Noi siamo andati oltre l’amore.

A quelli che hanno letto tutta questa storia dico di non arrendersi mai, di provare, di continuare sempre. Tutto può succedere, tutto può cambiare. Avete bisogno di emozioni e ricordi fantastici da raccontare un giorno ai vostri figli o, meglio ancora, ai vostri nipoti. La vita è molto strana, a volte riserva sorprese negative, altre volte positive, ma tutto succede per un motivo. Non so cosa succederà in futuro, non so come andranno le cose, non so chi diventerò, ma so che, qualsiasi cosa affronterò, lo farò con un’esperienza ed una saggezza unica, donatami da persone straordinarie come G. Persone che ti segnano, persone che semplicemente non puoi dimenticare, persone che faranno parte di te per sempre.

Il tempo divide i falsi rapporti, ma rafforza quelli veri.