Da grandi viaggi derivano grandi racconti

ATTENZIONE: articolo non adatto a chi non ha molta voglia di leggere o tempo per farlo, e, già che ci sono, nemmeno ai deboli di cuore. Siete stati avvisati.

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Visto? E’ sparita la sigla “Sydney Day # ” prima del titolo, dato che, come ben saprete, non siamo più nella metropoli ma ci siamo spostati nel “country”, sulla Sunshine Coast, a 1050 km dall’odore di calzini tedeschi (pensate quanto abbiamo dovuto allontanarci per scappare da quell’odoraccio).
Il nostro viaggio parte così: sveglia presto, tutto di corsa, la solita ansia di aver dimenticato qualcosa da qualche parte, quella convinzione che cavi e adattatori che non hai mai avuto si siano nascosti negli angoli più remoti della stanza, i tedeschi che cercano di dormire ma non ci riescono perché tu volutamente sbatti armadi e borsette ovunque con il chiaro intento di disturbarli, esattamente come hanno fatto loro per una settimana. Soddisfazioni che solo una partenza può darti, perché tanto quei “musi” non li vedi più.


Ci mettiamo in macchina attorno alle 10:15, poco dopo aver lasciato l’Eva’s e il tizio con la faccia da “ehi muoviti che devo andare a surfare”, il socio aveva teneramente provveduto a comprare la mia tanto amata colazione: il toast dai cinesi…. quella popolazione che praticamente non vedremo più sulla Sunshine Coast, o così si spera, a Sydney ce n’erano davvero troppi.
However, macchina carica di valigie, facce sveglie e pronte ad affrontare circa 15 ore di viaggio, o almeno questo è ciò che pensavamo, forse semplicemente non ci rendevamo conto di cosa voglia dire farsi una tirata unica di 1050km in mezzo ad uno stato che non conosci.

Pensavo che sul viaggio non ci potesse essere molto da scrivere, in effetti che volete che ci sia di interessante in 1050km di strada tutta dritta?
Mi sbagliavo.

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Lasciamo una Sydney spenta, cupa, triste, scura, come ogni mattina, come tutti i giorni, perché quella era una città che si svegliava tardi, il sole usciva dopo mezzogiorno, ed era lì che ti accorgevi che avevi fatto bene ad uscire in pantaloncini, dopo aver fatto qualche ora a rimpiangere i pantaloni lunghi.
Ci buttiamo praticamente quasi subito in autostrada, ma non chiedetemi come si chiamava, qui fondamentalmente si chiamano “Motorway” o “Highway” più un numero scelto in base alla zona; la strada che a noi interessava davvero era la “Pacific Highway”, quella che ci avrebbe accompagnato dolcemente verso Maroochydore, la nostra meta.
Poco dopo incontriamo il primo “pazzo” australiano che si butta prepotentemente nella nostra corsia e ci sfiora la parte posteriore della macchina pensando che noi da bravi ragazzi ci saremmo spostati… e invece no, siamo riusciti a rimediarci un bel dito medio proprio perché così non si fa, non ti puoi mettere dietro con prepotenza sperando di superarci, sono tutti cortesi qui, devi esserlo anche tu. Confesso però che vedere un tipo che ti fa il dito medio è davvero divertente.
Losers a parte, il nostro itinerario prevedeva due soste: il deserto di Newcastle e Byron Bay (la “Riccione” australiana), ma andiamo con ordine: dopo circa 2 ore di viaggio siamo arrivati nella zona di uno dei tanti deserti australiani.
In realtà ci aspettavamo un deserto, o meglio, una distesa di sabbia visibile già dalla macchina, ma così non è stato.
Più che una zona desertica sembrava un cantiere in zona Case Nuove – Somma Lombardo (che non tutti conosceranno purtroppo), con l’unica differenza che qui c’erano le villette in stile americano fatte in legno, quelle che cadono se metti il ventilatore al massimo della potenza in estate.

Parcheggiamo e ci fermiamo vicino ad un bosco che avremmo dovuto attraversare per arrivare al deserto.

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Anche un bosco australiano è diverso da un qualsiasi bosco italiano, perché qui ci sono migliaia di animali che aspettano solo di ucciderti lentamente e guardarti soffrire: tarantole, vedove nere, cobra, pitoni, serpenti enormi, cinesi, alligatori, piranha, meduse killer, rane velenose, cinesi, dinosauri, alieni, cinesi, e Godzilla.
Ma ragazzi, seriamente, non siate convinti che in questo posto sia davvero così… i cinesi non vi uccideranno, il resto degli animali si.

Siamo stati fortunati però, non abbiamo incontrato nessuna specie pericolosa in quel chilometro di foresta, anche se, ad ogni minimo rumore, la frequenza cardiaca aumentava notevolmente.

Dopo qualche centinaia di metro, finita la foresta, qualcosa di spettacolare si è rivelato davanti ai nostri occhi: un cartello con scritto “Drive only on beach front”, poi dietro c’era finalmente il deserto.

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Il gioco di luci di quella zona era qualcosa di difficilmente fotografabile, ho cercato di fare del mio meglio, anche se certi luoghi non possono essere totalmente ritratti nella loro bellezza con una semplice fotografia.
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Camminando, cercavo di pensare a quanto dev’essere brutto perdersi in un deserto, senz’acqua, senza cibo e senza un modo per tornare indietro… quello che sarebbe potuto capitare a noi insomma.
E mentre io riflettevo, il socio se le andava a cercare:
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Dopo un’oretta e migliaia di litri di sudore persi, ci siamo rimessi in macchina con l’intento di andare a pranzo in qualche posticino in strada.
Avevamo deciso: finché non avremmo trovato un autentico Autogrill italiano non ci saremmo fermati.
Poi ci siamo svegliati e, dopo 10km, abbiamo visto un McDonald’s e ci siamo fermati.

Note per gli italiani che decidono di andare a mangiare in qualsiasi McDonald’s straniero: ragazzi, non ci provate, il thé al limone della Lipton NON ESISTE, non provate ad insistere, non ve lo danno. Non provate ad utilizzare tutte le parole in inglesi come “cold” “iced” e simili per fargli capire che lo volete freddo, e non provate neanche a dirgli “Lipton iced tea in Bottle”, perché comunque ve lo daranno caldo, in una tazza, con la bustina.

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Una volta in macchina ci siamo finalmente trovati di fronte ai veri paesaggi australiani da farm: colline, fattorie, campi di grano, mucche, cartelli con scritto “attenzione ai canguri”, alberi, cielo, ville…insomma, quello che aspettavamo, e non vedevamo l’ora di fare una foto ricordo con la famiglia Kangaroo.

Ringraziando il navigatore che ci ha fatto sbagliare strada, siamo finiti in una di quelle strade che il socio definisce “da drift”, ecco perché un sorriso a 724 denti gli si era stampato in faccia… in effetti era una bella strada in mezzo al nulla, piena di curve a S, discese e salite. Mancava solo una macchina a trazione posteriore.
Finito il percorso “drift” e, passati 270km da Sydney, il socio si siede di fianco e io prendo il volante, o timone, vista la lunghezza di quella Toyota Camry.
Finalmente eravamo entrati nella Pacific Highway, anche se questo non significava che eravamo quasi arrivati, mancavano ancora SOLO 800 chilometri, bazzecole.
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Lì iniziava la vera “strada dritta infinita”, quella che non cambia mai e che dopo poco ti fa addormentare vista la ripetitività, e in effetti così è stato: dopo poco tempo ho iniziato a sbattere pesantemente le palpebre e a colpire la striscia di divisione della corsia, era il momento di fermarsi.

Fermatomi in una sorta di autogrill australiano, che, giusto per specificare, non è un semplice benzinaio con un ristorantino attaccato… qui c’è un benzinaio completo di shop che vende cibo, bevande, infradito, vestiti, riviste, cinesi, olio, pezzi di ricambio per le macchine, cinesi, e tanto altro, poi di fianco c’era un KFC (fast food dedicato al pollo, molto famoso in America), un altro fast food locale e…. rullo di tamburi… un McDonald’s, anche qui!
Iniziavo a pensare che questa catena di fast food in Australia era un po’ come i cinesi a Sydney: ovunque.

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Dopo un po’ di acqua scura sporca zuccherata ed una Redbull mi sono sentito davvero revitalizzato, e ho guidato senza avvertire minimamente il sonno per circa 450km.
Ho bevuto Redbull o cocaina? Misteri.

Scena Indimenticabile

Avevamo appena superato una cittadina chiamata “Eungai” e c’eravamo divertiti a formulare frasi spiritose inerenti a quel paese… robe tipo:
“Ehi dove abita quel tizio?”
“Eungai”
“Ti ho chiesto dove abita, non che preferenze sessuali ha.”
e simili, quando ad un certo punto vediamo che le auto provenienti dal lato opposto della strada ci facevano gli abbaglianti. Ho subito pensato di aver dimenticato di accendere i fari (e infatti così era), pertanto non c’ho fatto molto caso, ma poco dopo ho visto dei poliziotti fermi con i lampeggianti, ecco perché la gente ci abbagliava, cavolo, anche qui funziona come in Italia!.
Tuttavia, lo scenario di fronte ai nostri occhi non era un posto di blocco qualsiasi: una poliziotta faceva segno di fermarsi, a tutti, e così è stato. E’ stato incredibile vedere la poliziotta che quasi si scusava con la gente per averla fermata, facendo creare così una coda di macchine.
Poco dopo, un altro poliziotto, dall’altro lato della strada, si apprestava a stendere una striscia nera sulla carreggiata.

Io e il socio non stavamo capendo ciò che stava succedendo, oppure semplicemente facevamo finta, sarebbe stato troppo bello che la realtà fosse stata come la stavamo immaginando: quella era una striscia chiodata, un pericoloso criminale in macchina stava arrivando, inseguito da altre pattuglie, le gomme si sarebbero bucate e lui si sarebbe schiantato contro di noi, dato che eravamo i primi in coda.

Film mentali a parte, la storia era proprio questa! Beh… almeno fino a “si sarebbe schiantato contro di noi…” quello non è successo.

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In pratica, oltre a quella pattuglia con la striscia chiodata, ce n’era un’altra qualche metro più avanti, è stato lì che, passando, abbiamo visto una jeep con le ruote anteriori a terra e il criminale ammanettato con la faccia contro il vetro. Wow, è stato E-P-I-C-O.
La notte era calata nel frattempo, era arrivato quel momento in cui, in ogni caso, le palpebre lentamente iniziavano a chiudersi… non le mie, perché tra Redbull e arresto mi sentivo eccessivamente adrenalinico, “sonno” era una parola ormai cancellata dal mio vocabolario.

Le strade erano sempre più buie, non ci sono lampioni qui e, credetemi, a volte non sembrava neanche di essere in un’autostrada, dato che si passa in mezzo ai paesini o su strade poco larghe.

Si, la Redbull mi teneva sveglio ma… era inevitabile, dopo qualche ora passata in macchina, dovevo fare pipì.
Non pensate che qui sia come in Italia, che ogni 50km c’è un posto in cui fermarsi.
Fortunatamente sono un uomo, posso fermarmi vicino ad un albero per certe cose.
La particolarità della digressione è questa: avevo trovato un’area di sosta munita di bagno, ma era un bagno chimico senza luce, e non volevo sapere cosa c’era lì dentro, ecco perché mi sono messo poco fuori vicino ad un albero.
Il bello è che qui, fare la pipì al buio, di notte, in una foresta, è piuttosto diverso: la tua mente vaga per il buio e ti aspetti che lì vicino ci siano migliaia di mostri sputafuoco e cinesi mangiariso pronti ad ucciderti e a vederti soffrire da un momento all’altro.
Che diamine, ma la piantate di avere questa fissazione?
Ho fatto pipì e me ne sono andato, tutto bene, sono vivo!

Dopo un po’ decido che forse era meglio dare il cambio al socio, anche se non avevo sonno. Infatti, appena toccato il sedile del passeggero, sono caduto in un sonno profondo durato circa 2 ore.

Una volta svegliatomi, il socio mi ha comunicato che avevamo passato “Byron Bay”, la nostra seconda sosta dell’itinerario verso Maroochydore, e che comunque sarebbe stato troppo pesante fermarci ancora, era troppo tardi. Come dargli torto.

Una rapida sosta per una rapida cena nel solito posto che ormai conoscete bene e nuovo cambio alla guida, mancavano solo 150km ormai, uno sputo in confronto ai 900 precedentemente fatti.

Pausa Gallery

prendetevi un attimo di Relax e guardatevi due foto del viaggio.


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Nel giro di un’oretta siamo riusciti a finire quella lunghissima Pacific Highway e ad arrivare nella zona di Maroochydore, anche se non è il nome del paese in cui dovevamo arrivare.
Secondo voi, possiamo finire in un posto con solo 3 “o” nel nome? Ma certo che no!
Dopo aver vissuto vicino al quartiere Woollooomoloo di Sydney, ora siamo a Mooloolaba.

E’ stato incredibile riabbracciare vecchi amici che avevamo visto l’ultima volta nel nostro piccolo paesino italiano, mesi e mesi fa.

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Ed ora siamo qui, una villetta sul mare, quattro amici, spesa da fare, tavoli da montare, vicini da conoscere e… nessuna connessione ad internet! Ecco perché il blog va un po’ rilento in questi giorni.
Attualmente sto usando il Mobile Wi-Fi della Vodafone, ve ne avevo parlato qualche puntata fa, ma il suo limite è di 3GB, dopodiché sono altri 30 bei dollaroni.
Qui serve una connessione ad internet il prima possibile, ma da queste parti non conoscono gli abbonamenti “Flat”.
Esempio: in Italia, con circa 20€ al mese, è possibile avere una connessione ADSL Flat (download illimitati, tempo illimitato) con Alice o altri gestori simili, in maniera molto semplice.
Qui, con 29$ al mese si ha una connessione con un limite di circa 10GB in download (non di velocità, intendo proprio di dati scaricati). E’ una cosa senza senso.
Per avere 500GB in download bisogna spendere dai 100 ai 150$ al mese, assurdo.

Stiamo cercando di capire come avere una flat a basso costo, a quanto pare è possibile, bisogna solo capire se non è una fregatura come Fastmerd in Italia… ops, volevo dire Fastweb, scusate.

 

And… that’s all folks! Alla prossima.