Arrivederci Apple, fine di un grande amore durato 10 anni: ecco i motivi del mio abbandono

AVVERTENZA: questo articolo è ad alto contenuto NERD / Geek e pertanto i disinteressati potrebbero stancarsi facilmente, ad ogni modo, qui ci sono quasi 20 anni della mia vita in 6500 parole

Ho deciso di scrivere questo articolo perché moltissimi utenti mi stanno contattando in privato in questi giorni dopo aver visto le mie storie su Instagram e i miei vari commenti in giro: ebbene si, dopo 10 anni di Apple (in cui ho lavorato anche per loro per ben due anni), ho deciso che era arrivato il momento di cambiare. Giusto o sbagliato che sia, se siete in questo articolo è perché sicuramente volete capire i motivi che mi hanno spinto ad arrivare a questa difficile decisione e scoprire l’affascinante storia che mi ha portato ad essere ciò che sono oggi.

Mi sono avvicinato all’informatica nel 1994: avevo un pc con Windows 95, nessuna preoccupazione e la mia massima esigenza era il gioco, perché è a quello alla fine a cui un bambino pensa. Non avevo pretese e non avevo particolari conoscenze. A circa 10 anni ho iniziato poi ad avvicinarmi a questo mondo in maniera più tecnica, cercando di capire le reali specifiche, i settaggi, le configurazioni e soprattutto il funzionamento degli assemblati. Grazie soprattutto ad Artufficio, l’azienda dei miei genitori, ho avuto l’opportunità di mettere fisicamente le mani su molti computer, e il risultato è stato che, data la mia grande passione, a circa 11 anni già assemblavo PC in autonomia, scegliendomi pezzo per pezzo il mio prossimo computer o quello destinato ad amici e parenti. Ricordo ancora molti signori e amici di amici, che venivano da me, un bimbo di 11 anni, a chiedere consiglio sulla migliore ram, o la migliore scheda video, oppure direttamente la miglior configurazione per il loro PC basandosi su precise esigenze.
Detto fatto: mi piaceva assemblare, lo amavo tantissimo e non era nemmeno un lavoro (andavo ovviamente ancora a scuola all’epoca). Sapevo che sarebbe stato il MIO lavoro del futuro.

Poi è uscito Windows Vista.

Ancora oggi, guardando questa foto, mi viene l’ansia.

Da quel momento, tutto è cambiato: la mia favola dei desideri fantastici su Windows XP era crollata, Vista era un sistema operativo terribile, e ogni configurazione che realizzavo aveva sempre qualche problema. Non è di certo difficile ricordarsi (per chi lo ha vissuto) il disastroso periodo di Windows Vista, con le sue migliaia di versioni e i suoi centomila problemi.
A quei tempi avevo circa 15 anni e mi ero avvicinato da un po’ alla musica: mettevo giù qualche base con Fruity Loops e Ableton e mi divertivo a farle sentire nei locali. La cosa funzionava, ciò che non funzionava era il mio computer, che mi creava stress, nervoso, blue screen e problemi costanti tutti i giorni. Ero arrivato ad odiare Windows, ma non conoscevo alternative, non mi ero documentato sul resto, non mi interessava, finche…

Apple: storia di un grande amore

Foto di repertorio scattata con iPhone 3GS

Avevo circa 18 anni, ero in possesso di un portatile Windows e un assemblato con il medesimo sistema operativo. Come smartphone avevo, all’epoca, lo storico Nokia N95: per me non c’era niente di più bello, era fantastico e rivoluzionario, e soprattutto era il primo vero telefono con GPS integrato e Nokia Maps, proprio nel periodo di punta dei TomTom, prodotti di riferimento nella navigazione GPS. Ero sicuro che non potesse esserci nulla di migliore di ciò che avevo io, ma mi sbagliavo.

Grazie ad una particolare promozione bancaria, i miei genitori riuscirono ad avere un iPhone 3G che diedero a me da provare. Mio padre mi disse “se non ti piace, lo tengo io o lo vendo“, io gli risposi “figurati, non c’è niente di meglio del mio Nokia N95, non mi piacerà mai“. Fu l’inizio di un amore inaspettato.

Iniziai ad usare l’iPhone 3G, prima versione venduta in Italia e con l’aggiornamento che aveva introdotto l’App Store da poco disponibile, quella fu la vera rivoluzione per me. Il Touch screen così ottimizzato, ben funzionante, rapido e che non sbagliava un colpo, poi l’App Store, con già migliaia di applicazioni che mi permettevano di personalizzare il mio smartphone come volevo. Ero in estasi e mi rimangiai subito quanto detto sul Nokia N95. Da lì iniziai a scoprire tutti i vari servizi, a documentarmi, a capire, e scoprii anche MacOS X, sistema operativo di Apple che mi rendeva molto curioso. Qualche mese dopo, da MediaWorld, comprai il mio primo MacBook: era il modello bianco del 2008, ed era bellissimo. Aveva Mac OS X Leopard installato, una musichetta favolosa durante la prima configurazione e la mela illuminata dietro; avevo gli occhi a cuoricino.

Iniziai a scoprire Mac OS, il Finder, Spotlight e tutte le varie differenze con Windows. Inizialmente affiancai i due portatili in mio possesso per scoprire le differenze, iniziai a studiare e cercare di capire quale fosse il più prestante, ma Mac OS aveva la meglio su tutto. Era leggero, rapido, intelligente e realmente rivoluzionario. In seguito a questo iniziai anche a documentarmi su Apple e sul suo fondatore, Steve Jobs (di cui ho parlato qui), persona che mi avrebbe successivamente ispirato per tantissime vicende e scelte della mia vita.

OSX Lion

Apple e il suo ecosistema mi piacevano così tanto che decisi di cambiare davvero tutto per passare definitivamente al brand californiano.

Da lí fu tutto in discesa: iniziai ad appassionarmi a software che su Windows non volevo nemmeno aprire. Grazie a Mac OS X infatti iniziai a scoprire anche i software fotografici, come l’ormai defunto iPhoto, grazie al quale mi avvicinai alla fotografia proprio nel 2008 e iniziò così il mio cammino verso ciò che oggi mi permette di lavorare e avere uno stipendio.

Apple: da semplice azienda a colonna portante per tutte le mie attività

Fu proprio grazie al mio primo Mac che iniziai ad avvicinarmi all’arte, alla fotografia e all’editing video. Comprai la mia prima fotocamera, una compatta di Samsung di cui non ricordo nemmeno il nome. Era terribile, ma faceva bene il suo lavoro e soprattutto aveva qualche piccola funzione manuale che mi permetteva di approfondire la mia conoscenza e la mia tecnica all’epoca elementare (ovviamente). Però fotografare ed editare le foto mi piacque fin da subito, grazie soprattutto alla facilità dei software di Apple e all’estrema intuitività. Insomma, non vedevo l’ora di uscire a fotografare e poi mettermi davanti al mio Mac a capire cosa potessi fare con quelle immagini e come potessi ottenere risultati migliori.

Iniziai a studiare, a documentarmi, a cercare di capire anche per quanto concerne la fotografia e, in poco meno di un anno, decisi di acquistare la mia prima reflex: una Nikon D90.

Sempre grazie al Mac continuai a portare avanti le mie più grandi passioni, e tutto era meravigliosamente funzionante, al contrario dell’inferno passato con Windows, come le formattazioni, i blue screen, i driver non funzionanti e molto altro. Mi sentivo molto più leggero e disposto a dedicare il mio tempo allo studio di nuove tecniche rispetto alla sistemazione del computer perché qualcosa non funzionava.

Più passava il tempo e più mi appassionavo ad Apple: riuscivo a vendere sempre i miei modelli precedenti di MacBook e/o iPhone ad un ottimo prezzo, grazie al valore mantenuto nel corso del tempo, e acquistare così il modello successivo, non volevo crederci. Ero infatti abituato a Windows e alle varie politiche di calo di prezzo estremo: se acquistavi un PC Windows, la logica era esattamente come una macchina: appena uscito dal negozio valeva già 20% in meno. Nel frattempo, oltre a documentarmi su tutto il mondo fotografico, mi documentavo anche sul resto, come ad esempio su Steve Jobs, fondatore e, all’epoca, CEO di Apple, che riusciva a portare avanti quell’azienda in modo unico. Un compito molto difficile svolto in maniera egregia e che riusciva ad essermi d’aiuto nei momenti di incertezza dandomi spunti importanti su come agire e come comportarsi.

Nel 2010 arrivò poi un’altra rivoluzione per me: un nuovo lavoro. Tutto iniziò per un colpo di fortuna, ma, anche in questo caso, oserei dire per merito della mia passione per Apple, che già aveva fatto scattare in me la voglia di fare il fotografo. Avevo potuto acquistare il primo iPad WiFi dall’America, pagandolo in cambio di prestazioni…lavorative. In quel periodo sistemavo spesso il PC ad un amico di famiglia che viaggiava per lavoro in America; aveva acquistato un iPad da 32GB e non sapeva cosa farsene, lo giudicava “inutile e inadatto” alle sue esigenze, quindi me lo diede come “pagamento” delle mie ore di lavoro davanti al suo computer, dato che poi tutto funzionava alla perfezione.

Scoprendo iPad in realtà io stesso iniziai a scoprire il mondo dei tablet, e la cosa mi affascinava molto. Quel dispositivo mi piacque così tanto che dopo pochi mesi aprirono i preordini in Italia e io decisi di prendere subito un iPad 3G italiano, che, oltre ad essere appunto italiano, rispetto al mio aveva anche la possibilità di inserire una normale sim telefonica per collegarsi ad internet in mobilità (e lì le persone iniziarono a pensare di poter telefonare con iPad).

Inspiegabilmente, il corriere mi consegnò il pacco contenente il mio iPad circa 3 giorni prima dell’uscita ufficiale in Italia, cioè il giorno in cui ipoteticamente sarebbe dovuto arrivarmi a casa. Rimasi molto stupito e, senza pensarci due volte, realizzai un video unboxing su YouTube del mio nuovo iPad 3G. Era uno dei miei primi video su YouTube ed ero completamente incapace, però a quanto pare tempismo e idea vennero premiati molto bene perché, nel giro di pochissime ore, il video ottenne migliaia di visualizzazioni e condivisioni su tantissimi blog e giornali tra cui il Corriere della Sera. Il giorno stesso (pubblicai il video poco dopo pranzo) trovai addirittura il mio video (con tanto di mio watermark) nell’edizione serale del TG5, con tanto di genitori che mi fissavano a bocca aperta dai bordi estremi del tavolo. Tutto successe in quanto, a conti fatti, fui il primo a ricevere un iPad 3G in tutta Italia, e alle persone piaceva sapere il contenuto della scatola dei dispositivi. Unendo le due cose arrivò un incredibile e inaspettato successo per quel video.

Il successo fu così grande che iniziai ad entrare in contatto con iPad Device, sito del network di iSpazio, che per me all’epoca era la manna dal cielo per le informazioni su Apple. Parlando con i ragazzi, ma in particolar modo con Francesco Graziani (che per primo mi contattò), entrai molto in sintonia con il gruppo, così tanto che iniziai a lavorare per iSpazio.net, che all’epoca era il sito più grande e con più visitatori in assoluto in Italia sul tema di Apple (se non ricordo male, ma non vorrei sbagliarmi, erano quasi 5 milioni al mese le persone collegate). Ero estremamente estasiato di poter far parte di quel gruppo pur non avendo nessun tipo di esperienza nell’ambito editoriale, con WordPress e con le recensioni. I ragazzi però credevano in me e nella mia passione per Apple, così ho accettato la proposta di lavoro promettendo a me stesso che non gli avrei delusi. Quello fu l’inizio della mia esperienza editoriale, che mi portò poi a lavorare per Ridble ed entrare così a contatto con altri prodotti ed altre esperienze fantastiche.

Dopo pochi mesi “andavo” come un treno alternando tempo dedicato alla scuola per studiare (mi aspetto che ci crediate sul serio a questa frase) e tempo dedicato alla scrittura e alla prova di prodotti da recensire. Ogni mattina mi svegliavo alle 5:30 circa per poter scrivere l’iSpazio Last Minute, una rubrica che curavo io giornalmente e che offriva agli utenti applicazioni scontate per iPhone e iPad. Ogni giorno moltissime applicazioni venivano scontate o rilasciate sull’App Store, e grazie ad un sistema che usavamo su iSpazio io potevo guardarle tutte, selezionare le migliori e includerle in un articolo con tanto di descrizione e link al download (ovviamente andavano per la maggiore le gratuite).

Quell’articolo da solo aveva circa 20.000 visualizzazioni al giorno e fu il vero e proprio trampolino di lancio per me nell’ambito del giornalismo. In pochi mesi iniziai anche a scrivere guide, editoriali e recensioni, sia di prodotti che di App. Ricevevo strani gadget con il WiFi e il Bluetooth e soprattutto molti codici per provare (e tenere) applicazioni varie. Ricordo che all’epoca desideravo tantissimo l’app di TomTom, il navigatore, ma costava tanto (circa 50€) e in tutto questo ignoravo il fatto che TomTom stessa desiderasse recensioni della sua applicazione su iSpazio, così me la feci mandare, la provai e la recensii. Ricordo con felicità anche l’evento in cui parte dello staff di iSpazio (tra cui io) partecipò all’inaugurazione dell’Apple Store di Rozzano in qualità di stampa: in quell’occasione entrammo per primi davanti a tutti per parlare con lo staff e conoscere Steve Cano, braccio “sinistro” di Steve Jobs, responsabile per l’apertura di ogni store (aveva davvero l’ufficio di fianco a Steve Jobs).

Io e Roberto ai tempi di iSpazio durante l’inaugurazione dell’Apple Store di Rozzano – 2 Luglio 2011

Il lavoro era fantastico, ma oltre al lato editoriale, proseguivo con la “carriera” fotografica, iniziando a fare i primi matrimoni, i primissimi shooting e soprattutto la vera “gavetta” iniziando a lavorare con varie discoteche della zona. Sempre grazie al fatto di avere un Mac veloce e senza problemi che mi permetteva di fare tante cose, potevo gestire tutto senza difficoltà, e visto che le cose andavano bene (in termini di valore di mercato dei prodotti), riuscivo spesso ad acquistare un nuovo Mac nel corso del tempo e permettermi un upgrade dell’attrezzatura con poca differenza. Dopo poco tempo avevo un fiammante e bellissimo MacBook Pro da 17″ e una Nikon D800, per poi vendere ancora il MacBook e acquistare il mio primo Retina 15″ (nel 2012) presso il mio affezionato rivenditore Apple di fiducia. Con tale computer inoltre andai in Australia per un’esperienza davvero unica che ho raccontato, giorno per giorno (più o meno) a questo link.

Moving States: il viaggio più importante della mia vita

Grazie alla sicurezza di quel computer e alla mia grande passione per Apple, decisi di organizzare un vero viaggio all’avventura che serviva per soddisfare la mia fame di cultura, migliorare il mio portfolio fotografico e soprattutto realizzare un altro mio piccolo sogno nel cassetto. Nel 2014 sono quindi riuscito a partire per un mese verso la tappa dei miei sogni: l’America.

Avevo organizzato tutto nei minimi dettagli, sia per fare un viaggio culturale nella Silicon Valley alla scoperta della tecnologia e del futuro, sia per fare pellegrinaggio presso tutti i luoghi chiave di Apple. Oltre a questo, non mancava poi la voglia e la possibilità di realizzare un corto di Time Lapse, tecnica che avevo imparato grazie a Giovanni Antico (Gantico) , mio guru massimo su foto, video e appunto Time Lapse. Giovanni è sempre stato un ragazzo molto all’avanguardia e soprattutto molto preparato, grazie a più certificazioni Adobe e ad una grande conoscenza. Con lui condividevo la passione per Apple: Giovanni non si faceva scappare un solo Mac Pro, e avevo modo di confrontarmi con lui per moltissime nozioni tecniche.

In America ho avuto modo di visitare la casa di Steve Jobs e il garage da cui tutto nacque, oltre alla sua tomba nascosta e anonima. In Silicon Valley vivevo un sogno ad occhi aperti ogni giorno: San Francisco è sempre stata una città che ho amato alla follia pur non essendoci mai stato fino a quel momento. Lì tutto sembrava funzionare per il meglio, soprattutto dal lato tecnologico. Mi sentivo realizzato, libero e appagato, soprattutto perché passeggiavo per il mondo che ho sempre sognato per me.

Vedevo macchine elettriche con corsia riservata, tantissime startup, pagamenti in mobilità, WiFi ovunque, insomma, un paradiso per le mie esigenze, e soprattutto, le persone mi comprendevano e credevano in me (e nel mio potenziale). Ricordo ancora l’episodio in cui volevo fare una sequenza di Time Lapse su un marciapiede a San Francisco: dovevo posizionare un treppiedi per reggere la fotocamera e incontrai un agente di polizia proprio nei paraggi; gli chiesi se fosse possibile mettere lì il treppiede per alcune foto e lui mi rispose con la domanda: “questo metterebbe a rischio i pedoni costringendoli a camminare sulla strada per evitare il treppiede?” seguita dalla mia risposta “certo che no, il marciapiede è sufficientemente largo per tutti”, ed ebbi così il permesso di compiere questa operazione. In Italia, per fare questa cosa (ancora oggi), è necessaria l’autorizzazione del comune (se non siete in centri storici particolari coperti da altri enti), e spesso questo tipo di autorizzazione prevede il pagamento di una tassa. Si, perché in Italia appoggiare un treppiede per terra per fare una foto è “occupazione di suolo pubblico” e le multe partono da circa 30€ in su.

Durante il mio viaggio in America ho fotografato davvero di tutto e sono stato in ogni tipo di luogo selvaggio, ma questa è una cosa che vi ho già ampiamente raccontato nei miei Daily Blog su questo sito, potete trovare un articolo con i link a tutti i vari articoli cliccando qui (dovreste leggerlo, secondo me, se vi affascina l’America e state pensando di andarci ma anche se volete scoprire posti nuovi o leggere simpatiche curiosità).

 

Da quel viaggio è “nato” Moving States: Venture into the Wilds, il mio secondo cortometraggio di Time Lapse selezionato per partecipare al Los Angeles Film Festival circa un anno dopo e che ha ottenuto migliaia di visualizzazioni su tutti i vari social in cui l’ho postato. In futuro, grazie a quel cortometraggio, mi è stata aperta la porta a numerosi lavori, tra cui la mia attuale collaborazione diretta con Nikon Italia in qualità di Content Editor e Video Maker ufficiale per il loro canale YouTube e per il mensile “Nikon Magazine

 

L’inizio e la fine del lavoro in Apple

Tornato dall’America ci fu un’altra sorpresa: fui contattato da Apple per un posto di lavoro; avevo inviato un CV poco prima di partire e non mi aspettavo di certo una risposta. Il colloquio andò molto bene, ma essendo un percorso “a numero”, avrei prima dovuto passare alcuni step per poi poter arrivare “alla finale”. Arrivai secondo per quel posto di lavoro, poco male, perché fui comunque contattato da un reseller ufficiale e iniziai a lavorare con loro.

Con Apple fu l’inizio di una fantastica carriera che mi ha permesso di scoprire tantissime cose nuove, imparare molte nozioni, conoscere persone e soprattutto viaggiare. Spesso infatti partivo per fare corsi di aggiornamento, e soprattutto avevo la possibilità di essere a stretto contatto con i prodotti Apple, anche per quanto concerne interventi tecnici. Amavo il mio lavoro e non potevo essere più che felice: di giorno vendevo / riparavo prodotti Apple, di sera (e notte) facevo il fotografo in vari locali della zona. Insomma, due distinte carriere nate e partite al 100% dopo l’acquisto del mio primo Mac grazie agli stimoli che Apple stessa mi aveva inconsciamente dato. Era faticoso, certo, ma essendo giovane potevo anche permettermi di stressare il fisico un po’ (non ho ancora 30 anni ma se mi dovesse capitare una cosa del genere ora non reggerei il ritmo già dopo un solo giorno).

Nel frattempo però iniziavo ad aprire gli occhi su altri dispositivi: decisi di provare Windows 8 e qualche smartphone Android, rimanendo poi miseramente deluso dalle scarse funzionalità, dalla scarsa velocità, dalle basse prestazioni e da molti altri aspetti che, in base alle mie esigenze ed abitudini con Apple, non mi appagavano. Mi mancava assemblare i computer, non lo facevo da anni, però non mi interessava: mi bastava smontare ogni tanto qualche Mac per ripararlo o per cambiargli Ram e Hard Disk, nel frattempo pensavo a specializzarmi in altro.

Ammiravo ogni parte della filosofia aziendale di Apple, eppure, man mano che passava il tempo, iniziavo ad accorgermi che qualcosa stava cambiando.

Nel 2015 Apple presentò Apple Watch e io rimasi letteralmente a bocca aperta: era bellissimo e lo desideravo davvero tanto. Con me in quel momento c’erano Andrea e Paolo, due miei amici con cui guardo sempre ogni singolo Keynote e/o presentazione live di prodotti Apple (non ce n’è mai scappato uno), e anche loro erano d’accordo con me sulla bellezza estetica e sulle funzionalità. Era tutto molto meno complesso rispetto ad altri smartwatch e di potenziale ce n’era tantissimo. Non riuscii a resistere e lo comprai appena uscito, anche perché comunque li vendevo in negozio, quindi mi sembrava giusto essere preparato al meglio.

Ricordo che all’epoca avevo acquistato un Pebble, giusto qualche mese prima della presentazione di Apple Watch: Pebble era una startup americana nata per fare appunto orologi intelligenti (ahimè, oggi non più esistente in quanto assorbita da Fitbit). Amavo il mio Pebble e non lo avrei scambiato con nessun altro, soprattutto perché lo schermo era E-Ink, quindi poteva permettervi di fare la cosa più importante che di solito si fa con un orologio: leggere l’ora anche sotto al sole.

Al contrario, Apple Watch non ha lo schermo E-Ink ma un classico “LED”, quindi soffre molto della luce forte, e questo fu un primo svantaggio che trovai e che mi stupì molto. Non mi aspettavo infatti una mancanza di attenzione del genere da Apple, ma mi rendevo conto che per il tipo di prodotto pensato, non c’era altra soluzione: lo schermo LED offre molte più possibilità in termini di sviluppo, funzioni e utilizzo.

Il 2015 per me in realtà non fu un anno importante solo per Apple Watch, bensì anche per un’altra caratteristica fondamentale: inaspettatamente, mi stancai di lavorare per Apple.

Non mi sentivo più realizzato e, nonostante le possibilità di crescita che mi venivano proposte, non riuscivo a trovare più stimoli. Non era Apple il problema ma io: volevo qualcosa di mio e nuovo. Pertanto, mi licenziai ad agosto dal negozio (con grande rammarico da colleghi e direzione) e decisi di prendermi qualche mese di riflessione per organizzare al meglio l’apertura della mia attività: YouStart.

YouStart è stata aperta e fondata a gennaio 2016, e in studio, come “regalo” di arrivederci, arrivarono molti Mac non funzionanti che sarebbero stati buttati al fine di creare un piccolo museo dedicato ai prodotti. Insomma, nonostante tutto, la forte passione per Apple era ancora largamente presente in me e non pensavo minimamente a nessun tipo di cambio.

Arrivederci Apple

Eppure, nonostante tutto, piccoli problemi in precedenza inutili iniziavano a diventare sempre più grandi: i Keynote proseguivano e io mi sentivo sempre più preso in giro, i prodotti presentati non erano ciò che mi aspettavo. Lavorando per Apple avevo capito bene il tipo di clientela che girava attorno al marchio e, più che persone come me (cosa che mi rendo conto non possa essere il target di tutto) vedevo persone interessate a comprare prodotti della mela morsicata solo perché trendy e alla moda. Cercavano il prodotto per il design e per il fatto che ce l’avevano tutti, non di certo per funzioni all’avanguardia come l’ecosistema iCloud su iOS / OSX o, che so, Spotlight e il Finder su Mac OS X, anzi, nella maggior parte dei casi la frase più comune era “non attivo trova il mio iPhone perché poi Apple mi spia e sa dove vado”.

Modi alternativi di lavorare e guardare la diretta Apple

Insomma, il mio cervello “frullava” molto sul target e iniziavo molto ad essere preoccupato su questa cosa: essendo Apple molto attenta ai clienti (niente da dire su questo), iniziai a pensare che l’azienda potesse spostare troppo l’interesse commerciale verso i veri clienti trainanti. Mi spiego meglio: che interesse ha un’azienda del genere ad investire migliaia di dollari nello sviluppo avanzato se poi il Cliente medio si accontenta di tre faccine nuove con un aggiornamento software? Non metto in dubbio gli investimenti di Apple (anzi, a volte si), però diciamo che ero preoccupato per questo.

Nel corso dello stesso anno, il 2016, il mio Retina 15″ del 2012 iniziava a dare segni importanti di cedimento. Ho amato quel computer così tanto che l’ho tenuto per ben 4 anni, senza interesse nel venderlo o cambiarlo; non era di certo da me, visto che ogni anno trovavo il modo per vendere un Mac e comprarne un altro con pochissima differenza. Ma quell’anno io aspettavo qualcosa di nuovo: si vociferava di nuovi MacBook rivoluzionari che avrebbero cambiato completamente le carte in tavola, solo che insieme a questa notizia ci furono anche altre notizie importanti da parte della concorrenza. Vedevo che i concorrenti progredivano velocemente presentando novità importanti, ma ero comunque scoraggiato da Windows e “scottato”, quindi non valutavo seriamente la cosa.

Il 27 ottobre 2016, durante il consueto Keynote, Apple presentò il nuovo e attesissimo MacBook Pro…con touch bar.

Andrea, il mio compagno di presentazioni Apple, in quell’occasione si prese insulti vari da parte mia per circa un’ora inerenti al nuovo computer presentato. Ero diventato completamente irriconoscibile nei confronti di Apple e soprattutto consapevole che quel prodotto non potesse fare al caso mio, ma, nonostante “l’utilissima” touch bar, gli altissimi prezzi degli SSD M2 interni e la mancanza totale di possibilità di inserire 32GB di ram (limitando il tutto a 16 GB), decisi comunque di dare l’ultima chance ad Apple.

La mia frase fu “ok, lo compro, ma non lo faccio per il prodotto in sé quanto più per Mac OS che rimane ancora il mio preferito, ma è l’ultima possibilità che do ad Apple”, il tutto dopo una serie di “delusioni” varie con i prodotti. Diciamo che mi ero accorto ancora di più della scomparsa di Steve Jobs al timone della sua stessa azienda, ora in mano ad una persona molto pacata, Tim Cook, ma sicuramente non emotiva, energica e d’ispirazione come Steve.

Questo MacBook fu un acquisto molto “caro” (in senso economico), ma arrivò in un momento di difficoltà altresì definito come “devo lavorare e mi serve un MacBook ora!”, pertanto decisi di aggiungere il massimo delle specifiche disponibili, che, all’epoca, erano le seguenti: display 15″ Retina, processore Core i7 2.7GHz Quad Core, 16GB di Ram, 1TB di SSD e doppia scheda video Radeon Pro 460 da 4GB + Intel HD Graphics 530 da 1,5 gb. Il tutto per un totale di quasi 4000€, non di certo monetine (che tra l’altro sto ancora pagando a rate nel momento in cui scrivo questo articolo).

Ad ogni modo, il lavoro è il lavoro, e ho sempre voluto il massimo per il mio lavoro, ma forse in questo caso ho sbagliato. Ricevetti molti consigli da amici che mi dicevano “quella scheda video non è adatta per ciò che fai tu” o anche “16gb di Ram non sono sufficienti” e ancora “ah, utilissima la touch bar, vero?” ma io non li ascoltavo più di tanto, ero ancora nella filosofia zen che dice “macOS non ha bisogno di grandi specifiche per funzionare nel modo giusto, è un sistema leggero e qui i componenti rendono molto di più”. Insomma, è come quando sei follemente innamorato di una ragazza, lei ti prende in giro / ti tradisce e tu non te ne rendi conto, perché tanto sei cieco, non c’è altro al di fuori di lei (capita a tutti, vero?).

In quel momento però, una cosa in particolare mi fece riflettere: Gantico, il mio “maestro” di Time Lapse, abbandonò Apple per passare a Windows e crearsi una workstation potente. Una scelta che mi lasciò a bocca aperta e che mi fece pensare “ma come, proprio lui? Lui che era così legato ad Apple? Lui che lavora tutti i giorni in maniera estremamente professionale?” Nonostante questo però, continuai a lavorare con il mio MacBook Pro Touch Bar e con un iPhone 7 Plus, anche se ignoravo completamente il futuro imminente dell’azienda e dei prodotti e, nonostante tutto, rimasi molto più ammaliato dalla presentazione e dalle caratteristiche del Microsoft Surface Studio rispetto al computer che avevo comprato.

Il cambiamento totale di filosofia da parte mia, a livello mentale, è sfociato verso i massimi livelli negativi a cavallo con la presentazione di iPhone X (il 12 settembre 2017) e la WWDC 2018 (4 giugno 2018). Sebbene io in alcuni precedenti Keynote avessi perso fiducia per molti prodotti di Apple, continuavo comunque ad usarli, nonostante tutto. Continuavo ad avere fiducia, a pensare che prima o poi si sarebbero “ripresi” e avrebbero presentato novità DAVVERO rivoluzionarie.

Poi ho visto iPhone X, che mi ha fatto storcere il naso notevolmente facendomi pensare “questo sarà il primo vero iPhone che non comprerò”, soprattutto per il Face ID, perché sono abituato alla cara impronta e soprattutto molto affascinato dallo sblocco posteriore (presente su vari dispositivi Android). Oltre a questo, le gesture di iPhone X non mi hanno mai attirato e ho visto molti amici avere problemi con questo fantomatico terminale rivoluzionario da 1400€. Ed è in questo caso che ho visto realizzata la mia più grande paura che vi ho spiegato poco sopra circa il target di Apple, proprio dopo la presentazione delle “Animoji”, faccine animate che sostituiscono il tuo volto e si muovono o sorridono in base a come tu ti muovi.

La prima domanda è stata: perché?

La seconda è stata: non saranno così sciocchi da limitare la funzione ad iMessage, piattaforma usata in una percentuale molto bassa rispetto a Whatsapp, Telegram e Facebook Messenger. E invece no, l’hanno fatto, limitando quindi la novità ai soli utenti di iMessage.

Furbi, certo, ma inadatti alla piega che sta prendendo il mercato. Da sempre infatti Apple è stata molto “chiusa” circa le funzioni varie e il sistema operativo, e tutto mi andava bene fin tanto che le cose funzionavano ed esistevano Mac Pro potenti, versioni realmente professionali di Final Cut (come la 7) e così via. Certo è che da quando Final Cut è diventato iMovie e il Mac Pro un portaombrelli costoso, il mio percorso psicologico di apprezzamento nei confronti di Apple è calato sempre più velocemente.

Ed è qui che è nata una guerra nella mia testa, è qui che ho iniziato ad aprire gli occhi e a realizzare davvero che Apple non stava più facendo prodotti per professionisti ma giocattoli per un target trendy e alla moda. È qui che notavo come iPhone trainava il loro mercato e Final Cut veniva lasciato in balia di mancanze importanti, come il supporto ai filmati h.265/HEVC (arrivato poi mesi dopo e in netto ritardo rispetto alla concorrenza).

 

Insomma, Apple era cambiata e io me ne ero accorto, ma nutrivo ancora un briciolo di speranza per iOS 12 e il futuro macOS 14, finchè poi non ho visto la WWDC i primi di giugno 2018.: quella è stata la goccia che ha fatto definitivamente traboccare il vaso. La novità più eclatante di iOS 12 (secondo il pubblico) è stata la funzione “Memoji“, faccine che tramite la fotocamera frontale riconoscono il tuo viso (come le Animoji) ma che puoi personalizzare in funzione proprio del tuo volto, mentre la novità più eclatante di macOS 14 è stata la “dark mode“, cioè una funzione che rende tutto…nero.

Nero, esattamente come il mio umore alla fine della WWDC, talmente nero che desideravo un Google Pixel 2 (infatti aspetto il tre) e ho deciso di tornare a Windows.

 

È vero, bisogna ammetterlo, Apple è ancora brava nel design, infatti dopo iPhone X tutti i vari smartphone presentati avevano il “notch“, cioè una banda nera visibile frontalmente e contenente vari sensori oltre alla fotocamera frontale. Questa modifica è stata fatta per realizzare un display praticamente senza bordi, ma ciò che mancava davvero e che manca tuttora è la sostanza, così come funzioni reali per i professionisti (parlando in generale a proposito dei vari dispositivi). Di colpo ho realizzato di avere prodotti chiusi ed imperfetti, favolosi per universitari e per chi con il telefono manda messaggi e telefona, ma non più per me. Ad esempio, solo ora su iOS 12 è arrivata la possibilità di raggruppare le notifiche, cosa che su Android c’è già da anni insieme allo “snooze” per i messaggi e le mail, cioè la possibilità di tardarli per poterli leggere successivamente e non perderli (funzione molto comoda per chi riceve migliaia di notifiche ogni giorno).

Oltretutto, nei mesi precedenti il mio MacBook ha iniziato a soffrire di problemi strani, come il malfunzionamento di ben due porte USB-C su quattro e lo scoppio totale delle casse (ad oggi inutilizzabili). Certo, c’è la garanzia, ma questi problemi non dovrebbero esistere su computer del genere, se veramente fossero per professionisti. Di colpo ho realizzato di aver comprato 4000€ di nulla. 4000€ di componenti vecchi e inadatti, 4000€ di hardware non performante, che con Premiere e Final Cut fanno fatica a renderizzare un esile filmato a 1080p (che dovrebbero letteralmente mangiarsi).

Le mie esigenze lavorative continuavano (e continuano) ad aumentare, sia per vari spot pubblicitari, sia per montaggi di video matrimoniali. Il tutto però, sempre evitando il 4K e rimanendo fedele al FullHD per esigenze specifiche dei Clienti. Eppure, vedevo sempre di più (e vedo tuttora) problematiche mai esistite prima d’ora nella mia “vita” con Apple: finder che si blocca, sistema impallato, programmi in crash, rallentamenti, ventole che impazziscono anche per una semplice navigazione (pensate che una volta i Mac non avevano le ventole in quanto non ritenute necessarie, e la cosa funzionava bene, non è mai esploso nessun computer, al contrario di qualche telefon…ehm..smartpho…ehm…di Sams…ehm..coff coff). E, oltre a questo, per quanto ammirassi Apple per il suo occhio verso il futuro, iniziavo a rendermi conto che quattro porte USB-C senza nessuna USB 3.1 così come l’impossibilità di cambiare RAM mi pesavano notevolmente, e mi pesano tuttora. Per come la penso io, ad un professionista vero non interessa se il computer pesa 500 grammi in più o è più spesso di qualche mm in più, anzi, è interessato ad avere porte di ogni tipo e facilità di connessione, cosa che il mio MacBook non ha (al contrario di quel fantastico 17 pollici che avevo). Insomma, se devo collegare la porta ethernet mi serve un adattatore, se devo usare una chiavetta USB un altro adattatore, se devo inserire una SD per importare le foto l’ennesimo adattatore, se devo collegare un display…beh, indovinate. Il risultato è che il mio MacBook ha talmente tanti adattatori che se mettessi un LED su ogni singolo accessorio sarebbe natale ogni giorno nel mio ufficio.

Il risultato è che il mio MacBook ha talmente tanti adattatori che se mettessi un LED su ogni singolo accessorio sarebbe natale ogni giorno nel mio ufficio.

E quindi, dopo questo lungo percorso riflessivo e una “storia d’amore e ammirazione” durata 10 anni ho preso una decisione (anzi due dire) importante: salutare Apple.

Questo semplicemente perché ho capito che Apple non sta sbagliando un colpo e sta facendo esattamente ciò che il suo target di clientela chiede, ma tra questa cerchia di persone io non sono compreso. Perché oggi il Cliente Apple non è più il professionista bensì quello che acquista i loro prodotti perché “è uscito quello nuovo” o perché “non mi entrano i virus così” o ancora perché “guarda che fotocamera pazzesca che ha”, e io non ho interesse in tutto questo.

Quando ho realizzato che Windows 10 è diventato un sistema operativo stabile e che Android P è una reale rivoluzione sotto ogni punto di vista ho preso la mia decisione più importante e ho iniziato a mettere giù una lista di componenti per un assemblato davvero potente (con la metà dei soldi del mio MacBook) e a pensare all’acquisto di un dispositivo Android Stock (ecco perché sono in attesa del Pixel 3). Anche perché, a conti fatti, senza rendermene conto, sono mesi e mesi che utilizzo applicazioni e servizi Google per lavorare sia su iOS che su macOS, come ad esempio Google Drive, Google Calendar, Google Maps, Google Authenticator, Google Task, Google Chrome (anche su iOS) e soprattutto Google Home, che è una reale rivoluzione per chi come me ama la domotica, al contrario di Home Kit, con poco supporto e accessori costosi. Si, perché anche sulla domotica o sugli assistenti si potrebbe aprire un capitolo infinito: Google presenta “Google Home e Google Home Mini” integrabili con praticamente ogni dispositivo smart, Amazon presenta “Echo” con l’assistente Alexa (anche questo funzionante pure con le prese cinesi da 10€) e Apple presenta…HomePod, una cassa da 400€ che non supporta Spotify e non può fare la maggior parte delle cose con Siri perché HomeKit è supportato da pochissimi accessori in confronto a Home e Alexa.

Perché oggi il Cliente Apple non è più il professionista bensì quello che acquista i loro prodotti perché “è uscito quello nuovo” o perché “non mi entrano i virus così” o ancora perché “guarda che fotocamera pazzesca che ha”, e io non ho interesse in tutto questo

Tempo fa per me era meno evidente che Apple presentasse dispositivi cari e quasi inutili, soprattutto perché la concorrenza non era così tanto al passo e tutte le varie cose funzionavano, ma ora, dopo mesi e mesi in cui spero che Apple si riprenda vedo come la concorrenza ragiona e penso comunque che il brand californiano sia diventato, come già scritto più volte, trendy e perfetto per le persone alla moda, ma che poi in sostanza non ha nulla di rivoluzionario. È come una cintura cinese copiata da una Dolce e Gabbana originale: certo, il tessuto della Dolce e Gabbana è diverso, ma ciò non giustifica l’esigenza della maggior parte delle persone che comprano una cintura, cioè tener su i pantaloni. E questo insegnamento mi è arrivato direttamente da Xiaomi, azienda cinese che è diventata un colosso (e che ha aperto da poco anche uno store in Italia, al Centro di Arese) che sfrutta la filosofia / scelta di vendere prodotti a prezzo molto più basso per rendere la tecnologia accessibile a tutti indipendentemente dal portafogli. Xiaomi infatti vende smartphone di fascia alta a meno di 500€ (ce ne vogliono tre volte in più per un iPhone), ventilatori smart, aspirapolveri smart, prese smart, monopattini smart, smartwatch e molto altro ad 1/3 rispetto ad Apple, e sono prodotti formidabili nonostante siano cinesi (basti pensare al Mi Mix 2S o alla Mi Band 3). Così come Google vende prodotti fantastici e rivoluzionari a prezzi ben più bassi rispetto ad Apple (a parte forse il Pixel che si avvicina ad iPhone come prezzo ma è più avanzato in termini di potenzialità).

Ecco quindi spiegati i motivi per cui ho preso questa importante decisione. Capite bene che tutto questo ragionamento non poteva stare in un messaggio privato su Instagram o su Facebook, social in cui molti utenti mi hanno scritto (come dicevo a inizio articolo) dopo aver visto alcune storie in cui dimostravo il mio interesse per Windows e Android.

Oltre a questo, ho da pochissimo acquistato una tastiera Razer Ornata Chroma, prodotto che sognavo da circa due anni (dalla prima presentazione a IFA 2016) e che mi ha reso felice come non succedeva da tempo (un po’ come lo ero al primo unboxing di iPad 3G). Una tastiera che, se messa di fianco a quella esterna di Apple la ridicolizza in ogni modo. Una tastiera con cui ho scritto questo intero articolo di 6000 e passa parole senza stancarmi un attimo o senza sbattere pesantemente su alluminio duro. Allo stesso modo ho appunto visto con i miei occhi le potenzialità di un computer Windows assemblato a dovere e completamente modulare, motivo per cui posso permettermi di farlo “a pezzi” e fare upgrade vari quando vorrò o potrò permettermelo. L’esempio è facile: ora acquisterò 16GB di RAM per iniziare e una scheda video GeForce 1080 da 8GB, poi tra qualche mese aumenterò la RAM a 32GB e metterò una seconde GeForce 1080 in cascata per duplicare velocità e capacità. Cose che finché ero utente Windows anni e anni fa erano all’ordine del giorno (più o meno), ma che poi, passando ad Apple, ho completamente rimosso. Si, perché in 10 anni ne sono cambiate davvero tante di cose rispetto a quando assemblavo personalmente i PC, e la cosa che mi ha sconcertato è che la tecnologia ha davvero fatto passi da gigante sotto ogni punto di vista, ma io non me ne sono mai accorto perché troppo fissato con Apple e con le loro politiche restrittive circa componenti e funzionalità.

E vi dirò di più, la libertà nel poter decidere come aggiornare il mio computer a seconda di budget ed esigenze è meravigliosa, e mi mancava.

Quindi questo lo considero un arrivederci, non per forza un addio, perché spero che Apple un giorno cambi su alcune cose o si svegli su altre.

Un tempo con Apple mi sentivo libero di fare tutto ciò che desideravo, ed è grazie a ciò che mi hanno permesso di fare i prodotti della mela morsicata se oggi sono un Editor e un fotografo, ma proprio perché voglio sentirmi libero è giunto il momento di cambiare.

Questa storia lunga e dettagliata che vi ho raccontato in questo articolo serve sia per rispondere alle moltissime domande che mi sono arrivate in privato sia per, magari, aprire gli occhi ad altre persone nella mia stessa condizione. Con questo specifico (come già fatto più volte) che Apple non è diventata “stupida” o “inutile”, ha fatto delle scelte, cioè quelle di tagliare fuori i professionisti di vari settori multimediali. Pertanto, questo non significa che se avete esigenze basilari non vada bene un Mac per voi, anzi, continuerò a consigliarlo a tantissime persone, ma non per chi ci deve lavorare seriamente o, peggio ancora, giocare.